Nel suo secondo lungometraggio, l’acclamata regista taiwanese Zero Chou, affronta il tema della morte e della memoria. Lo spider lily (lycoris aurea) è il fiore della morte e nelle antiche leggende rappresenta il sentiero che conduce al regno dei morti. Lo spider lily è anche il disegno che Takeko (Isabella Leong), una tatuatrice, ha realizzato sul proprio corpo per ricordare il padre morto durante un terremoto; come se il corpo fosse un ricettacolo della memoria. Jade (Rainie Yang) è un’adolescente che si guadagna da vivere con spettacolini hard in chat line e quando vede nello studio di Takeko lo spider lily rimane estasiata e lo vuole anche lei per ricordare il suo primo amore. Frammenti di passato e schegge di presente, il mondo reale che sempre di più si confonde con quello virtuale, ricompongono la storia di vita delle due protagoniste che grazie al loro amore sconfiggeranno il dolore che la morte procura ai vivi.

Non si tratta della solita e retorica esaltazione del potere dell’amore, – la scuola cinematografica asiatica è immune dalla retorica – piuttosto di una poetica ricerca della propria felicità continuando a ricordare. In fondo lo spider lily è “scritto sul corpo”, su quella parte di noi paradossalmete meno esposta all’oblio.

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5 commenti to “Ci qing (Spider Lilies)”

  1. Deb Says:

    Beh, non si può non vedere questo film.
    Ha un’atmosfera triste e onirica, e riesce, malgrado il dolore che racconta, a essere anche dolce.
    Fantastiche le protagoniste, stupenda la colonna sonora. Indimenticabile il personaggio della ragazza della web-cam.
    Una poesia.

  2. hirogeno Says:

    Boh, forse sono io che non so apprezzare il cinema orientale, ma anche questo l’ho trovato confuso, noioso, intriso di una tragica pesantezza esistenziale/personale molto tipica nei film orientali (ci sono sempre drammi familiari infantili dietro tutto); e poi questa strana ossessione che hanno per alcuni dettagli visivi (in questo caso un tatuaggio) che divengono tema portante di tutta una storia…si percepisce la “serietà” degli intenti “artistici”… però… du palle…!! (e scusate il termine.)
    Non mi è piaciuto.

  3. Deb Says:

    AAARRGH! Hirogeno, sei la mia ombra, in senso junghiano?
    Mi diverto a leggere quanto poco siamo d’accordo :-) Probabilmente qui c’entra proprio il tuo scarso amore per il cinema orientale. Però…riguardalo, una volta, e resta ad assorbire, invece che farti un’idea già mentre guardi. Con i libri, per esempio, rileggendo con pazienza, mi è toccato fare più di un mea culpa per aver prima sfiorato la bellezza senza vederla. Sono dell’opinione, poi, che il nostro giudizio di qualunque opera dipenda dal nostro stato d’animo del momento, se abbiamo mal di pancia, se abbiamo litigato con qualcuno o appena vinto dei soldi eccetera :-)
    Per me non è stata affatto una visione noiosa. E poi adoro i particolari.

    Almeno la musica si sarà salvata? :-) )))

  4. hirogeno Says:

    Ciao Deb, anche a me fa piacere questo frequente “scambio” con te ed anche se talvolta non siamo d’accordo confrontarsi fa sempre bene. ;-)
    Riguardo al film, ti posso assicurare che l’ho guardato con occhi neutri ed il più possibile privi di pregiudizi, però ripeto che forse proprio per mia mancanza non riesco ad apprezzare questo tipo di cinema.

    Io credo che più che lo stato d’animo, che certo può influire, sia proprio il nostro grado di “sensibilità artistica”, chiamiamola, e il come siamo fatti, i nostri gusti personali, che ci fanno vedere con occhi diversi lo stesso film.
    Per es. a me è sembrato molto strano che Un Amour de Femme ti sia sembrato “freddo”. A me, invece, era parso un film molto inteso.

  5. Deb Says:

    Sì, magari ho espresso il giudizio su Un amour de femme in maniera troppo secca. In fondo, non mi è dispiaciuto guardarlo, in parte mi è anche piaciuto; solo che i francesi cerebralizzano tutto, e a me questo sa da “freddo”.

    Dai, salvami la colonna sonora di Spider lilies, non pretendo altro :-)

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